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Natura termale

Il travertino è profondamente legato alle sorgenti termali, che sono alimentate da un enorme serbatoio di acqua calda situato a notevole profondità. L'acqua termale, una volta arrivata in superficie, si raffredda e deposita il calcare che porta in soluzione: così, col tempo, il calcare si accumula in strati sovrapposti, formando depositi di travertino alti decine di metri.

Possiamo vedere questo processo proprio accanto alle Terme di San Giovanni: è la cosiddetta Montagnola o Schiena d'Asino, una collinetta allungata con una fessura lungo tutta la cresta dalla quale sgorgava l'Acqua della Rupe, che in passato rappresentava l'alimentazione principale delle terme, e che poi precipitava verso il borro sottostante con delle stupende cascate e vasche naturali. Questa sorgente, che si era notevolmente ridotta dopo la perforazione del pozzo dello stabilimento, si è spenta negli anni 2000, ed oggi la collina non appare più di quel bianco-panna dovuto al calcare depositato in continuazione. Un vero peccato, perché questo era un fenomeno unico al mondo, confrontabile solo con la Terrazza d'Angelo del parco di Yellowstone (USA), che però è stato protetto ed è rimasto intatto.

Di fronte si trova la Puzzola o Mofeta, un cratere circondato da un alto muro, inaccessibile al pubblico, con al centro una delle sorgenti naturali di anidride carbonica più grandi al mondo. L'anidride carbonica è più pesante dell'aria e rimane sul fondo del cratere, creando una trappola mortale inodore e incolore: alcune leggende narrano che di notte si aggirino i fantasmi di coloro che vi hanno trovato la morte. La zona circostante è oggetto di studi per valutare l'impatto sull'ambiente dell'aumento della concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera, che si sta verificando in scala planetaria a causa della combustione degli idrocarburi. Nel sottosuolo di questa zona si trova infatti il più grande giacimento italiano di anidride carbonica, estratta per fare le bollicine delle bibite.